Bonjour, je m'appelle Musc!

Bonjour, je m'appelle Musc!

Bonjour, je m'appelle Musc!

Il mio francese è un po' arrugginito, sono passati così tanti anni dalla prima volta che sono stato qui a Parigi. Riuscirò ancora a ricordarmi le parole gentili? Le frasi d'amore che sussurravo alle donne e agli uomini in cerca di passione?

Sì, ricordo ancora quella prima mattina.

Scivolavo via dalla pelle delle persone con agilità e profumavo tutto quello su cui m'adagiavo. Seguivo scie fantasiose attraverso le narici dell'uomo giratosi verso la donna dal vestito rosso. Finivo nelle case dei boulangers, e mi confondevo col dolce odore del pane. Mi ritrovavo al principio dei sogni dei bambini, m'intrufolavo nel mazzo di rose che il timido ragazzo porgeva alla ragazza.

Ovunque mi voltassi ero attratto dalle parole sussurrate tra gli amanti. Ah, la città dell'amore!

La prima volta che ho visto la Torre Eiffel, ho fatto il pensiero d'inerpicarmi su. Mi avevano detto fosse il simbolo di tutta Paris, eppure il freddo dei bulloni mi ha respinto. Poco male.

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Oggi, in questa giornata di fine estate, è bello annidarsi ancora tra le pieghe dei vestiti, sulle punte dei capelli. Mi sento vivo mentre abbraccio la pelle dei portatori.

Non ho mai davvero abbandonato Parigi. Per chi porta nel cuore l'amore, per chi lo cerca in ogni viso, in ogni gesto disinteressato, ogni città è la città giusta. La persona, quella viene da sé.

Io non provo emozione più potente che quella di legare due cuori di qualunque colore, di qualunque sesso, nel nome dell'amore. Suggellare l'unione accendendo la scintilla olfattiva dopo il primo contatto visivo o fisico.
Oppure attraverso una parola, sempre scivolando da un corpo all'altro.

Una sola cosa chiedo: di viaggiare per queste strade, di non fermarsi mai ad un bivio ma di scoprirli tutti.

Andiamo, io ci sarò sempre.


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